Πέμπτη 7 Φεβρουαρίου 2008

Το Ταξίδι του ΟΔΥΣΣΕΑ

Leggi Omero una volta e non riuscirai ad andare avanti: i vari libri ti appariranno poveri e meschini, i versi poi ti sembreranno prosa! Ma tu insisti a leggere e Omero diventerà tutti i libri di cui hai bisogno... John Sheffield (1648 - 1721) >>>>>> "Διάβασε τον Όμηρο μια φορά και... δεν θα καταφέρεις να συνεχίσεις: όλα τα βιβλία ίσως να σου φανούν φτωχά και λίγα και ίσως οι στίχοι να σου θυμίζουν πρόζα! Μα εσύ μη σταματάς συνέχισε να διαβάζεις και ο Όμηρος θα γίνει σιγά σιγά, όλα τα βιβλία που έχεις άναγκη..." John Sheffield (Trad. Lunapiena)
^ http://web.tiscalinet.it/apaone/lamappa.htm

13 σχόλια:

  1. L' ULISSE di Tennyson

    Re neghittoso alla vampa del mio focolare tranquillo star, con antica consorte, tra sterili rocce, non giova: e misurare e pesare le leggi ineguali a selvaggia gente che ammucchia, che dorme, che mangia e che non mi conosce. Starmi non posso dall'errar mio: vuo' bere la vita sino alla feccia. Per tutto il tempo ho molto gioito, molto sofferto, e con quelli che in cuor mi amarono e solo; tanto sull'arida terra, che quando tra rapidi nembi l'Iadi piovorne travagliano il mare velato di brume. Nome acquistai, che sempre errando con avido cuore molte citta' vidi io, molti uomini, e seppi la mente loro, e la mia non il meno, ond'ero nel cuore di tutti: e di lontane battaglie coi pari bevvi la gioia, la' nel piano sonoro di Troia battuta dal vento. Cio' che incontrai nella mia strada, ora ne sono una parte. Pur, cio' ch'io vidi e' l'arcata che s'apre sul nuovo: sempre ne fuggono i margini via, man mano che inoltro. Stupida cosa il fermarsi, il conoscersi un fine, il restare sotto la ruggine opachi ne' splendere piu' nell'attrito. Come se il vivere sia quest'alito! vita su vita poco sarebbe, ed a me d'una, ora, un attimo resta. Pure, e' un attimo tolto all'eterno silenzio, ed ancora porta con se' nuove opere, e indegno sarebbe, per qualche due o tre anni, riporre me stesso con l'anima esperta ch'arde e desia di seguir conoscenza: la stella che cade oltre il confine del cielo, al di la' dell'umano pensiero. Ecco mio figlio, Telemaco mio, cui ed isola e scettro lascio; che molto io amo; che sa quest'opera, accorto, compiere; mansuefare una gente selvatica, adagio, dolce, e cosi via via sottometterla all'utile e al bene. Irreprensibile egli e', ben fermo nel mezzo ai doveri, pio, che non mai manchera' nelle tenere usanze, e nel dare il convenevole culto agli dei della nostra famiglia, quando non sia qui io: il suo compito e' compie; io, il mio.
    Eccolo il porto, laggiu': nel vascello si gonfia la vela: ampio nell'oscurita' si rammarica il mare. Compagni, cuori ch'avete con me tollerato, penato, pensato, voi che accoglieste, ogni ora, con gaio ed uguale saluto tanto la folgore quanto il sereno, che liberi cuori, libere fronti opponeste: oh! noi siam vecchi compagni; pur la vecchiezza anch'ella ha il pregio, ha il compito: tutto chiude la Morte; ma puo' qualche opera compiersi prima d'uomini degna che gia' combatterono a prova coi Numi! Gia' da' tuguri sui picchi le luci balenano: il lungo giorno dilegua, la luna insensibile monta; l'abisso geme e sussurra all'intorno le sue mille voci. Venite: tardi non e' per coloro che cercano un mondo novello. Uomini, al largo, e sedendovi in ordine, i solchi sonori via percotete: ho fermo nel cuore passare il tramonto ed il lavacro degli astri di la': fin ch'abbia la morte. Forse e' destino che i gorghi del mare ci affondino; forse, nostro destino e' toccare quelle isole della Fortuna, dove vedremo l'a noi gia' noto, magnanimo Achille. Molto perdemmo, ma molto ci resta: non siamo la forza piu' che nei giorni lontani moveva la terra ed il cielo: noi, s'e' quello che s'e': una tempra d'eroici cuori, sempre la stessa: affraliti dal tempo e dal fato, ma duri sempre in lottare e cercare e trovare ne cedere mai.
    Da G. Pascoli, Traduzioni e riduzioni, ( Mondadori )

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  2. ...Non conosco un'altra cosa
    piu' dolce della propria terra!
    Mentre laggiu', nelle sue grotte fonde,
    Calipso, augusta dea, di trattenermi tento',
    per voglia che le fossi sposo;
    cosi' anche Circe, maga ingannatrice,
    nel suo palazzo, a Ea, di trattenermi tento',
    per voglia che le fossi sposo:
    ne' mai, mai persuasero il mio cuore.

    Poiche' nulla e piu' dolce della patria,
    piu' dei parenti, anche se in una casa splendida,
    ma lontano, in terra d'altri,
    diviso dai suoi cari, abita un uomo.

    Odissea - canto IX
    (traduzione di Giovanna Bemporad)

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  3. .... ne' dolcezza di figlio, ne' la pieta
    del vecchio padre, ne' il debito amore,
    lo qual dovea Penelope far lieta
    vincer potero dentro a me l'ardore,
    ch'io ebbi, a divenir del mondo esperto,
    e de li vizi umani e del valore.
    Ma misi me per l'alto mare aperto,
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola, dalla qual non fui diserto....

    Dante Alighieri,
    Commedia, Inferno, Canto XVII

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  4. Sono Odisseo, figlio di Laerte,
    noto agli uomini per tutte le astuzie,
    la mia fama va fino al cielo.
    Abito Itaca chiara nel sole...
    Non so vedere
    altra cosa più dolce, per uno, della sua terra.


    libro IX versi 1 - 36 (trad. di G.Bemporad )

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  5. Odissea - libro IX versi 1 - 36
    (traduzione di Giovanna Bemporad)

    Rispose Ulisse: “Alcinoo re tra tuttele genti insigne,
    certo e' bello udire Demodoco,
    un cantore che somiglia nella voce agli dei.
    Non credo esista piacere più ineffabile
    di quando regna su tutto il popolo la gioia;
    seduti fianco a fianco, nella sala
    gli ospiti ascoltano il cantore;
    mense colme di pane e carri hanno davanti,
    attinge il vino dal cratere intorno
    lo porta e versa in calici il coppiere:
    non c’e', mi sembra, stato piu' soave.

    Ma la pieta' ti ha spinto a domandarmi
    le mia tristi sventure, perch’io debba
    piangere più che mai sulla mia sorte:
    quale per prima rievocare,
    e quale per ultima narrarti?
    Mi hanno dato molte pene
    gli dei che stanno in cielo,
    Per prima cosa vi dirò il mio nome,
    perchè voi lo Sappiate;
    e se è destino ch’io sopravviva, un giorno,
    anche abitando lontano, in casa mia possa ospitarvi.

    Io sono il figlio di Laerte, Ulisse,
    tra gli uomini famoso per le astuzie;
    la mia gloria s’innalza fino al cielo.
    Abito nella chiara Itaca,
    dove si staglia il monte Nerito, ondeggiante di fronde;
    e la circondano, vicine l’una all’altra, molte isole:
    Dulichio, Same, e Zacinto ricca di foreste.
    Itaca e' bassa, e l’ultima che in mare
    giace, verso ponente
    (le altre stanno più in là, rivolte ad oriente e al sole):
    rocciosa, aspra, ma buona ad allevare giovani Forti,
    Non conosco un’altra
    cosa più dolce della propria terra!

    Mentre laggiù, nelle sue grotte fonde,
    Calipso, augusta dea, di trattenermi tento',
    per voglia che le fossi sposo;
    cosi anche Circe, maga ingannatrice,
    nel suo palazzo, a Ea, di trattenermi tento',
    per voglia che le fossi sposo:
    ne' mai, mai persuasero il mio cuore.

    Poichè nulla e più dolce della patria,
    piu' dei parenti, anche se in una casa
    splendida, ma lontano, in terra d’altri,
    diviso dai suoi cari, abita un uomo.

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  6. Ulisse

    Nella mia giovinezza ho navigato
    lungo le coste dalmate. Isolotti
    a fior d’onda emergevano, ove raro
    un uccello sostava intento a prede,
    coperti d’alghe, scivolosi, al sole
    belli come smeraldi. Quando l’alta
    marea e la notte li annullava, vele
    ottovento sbandavano piu a largo,
    per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
    e quella terra di nessuno. Il porto
    accende ad altri i suoi lumi; me al largo
    sospinge ancora il non domato spirito,
    e della vita il doloroso amore.

    Umberto Saba

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  7. dysseus

    Bisogni che lo afferri fortemente
    che, certo, non appartenevo al mare
    anche se Dei d’Olimpo e umana gente
    mi spinsero un giorno a navigare
    e se guardavo l’isola petrosa
    ulivi e armenti sopra a ogni collina
    c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa
    c’era l’anima mia che e' contadina;
    un’isola d’aratro e di frumento
    senza vele, senza pescatori,
    il sudore e la terra erano argento
    il vino e l’olio erano i miei ori.

    Ma se tu guardi un monte che hai di faccia
    senti che ti sospinge a un altro monte,
    un’isola col mare che l’abbraccia
    ti chiama a un’altra isola di fronte
    e diedi un volto a quelle chimere
    le navi costruii di forma ardita,
    concavi navi dalle vele nere
    e nel mare cambio' quella mia vita
    ma il mare cambio' quella mia vita
    ma il mare trascurato mi travolse:
    senza futuro era il mio navigare.

    Ma nel futuro trame di passato
    si uniscono a brandelli di presente,
    ti esalta l’acqua e al gusto del salato
    brucia la mente
    e ad ogni viaggio reinventarsi un mito
    a ogni incontro ridisegnare il mondo
    e perdersi nel gusto del proibito
    sempre piu' in fondo.

    E andare in giorni bianchi come arsura,
    soffio di vento e forza delle braccia,
    mano al timone e sguardo nella pura
    schiuma che lascia effimera una traccia;
    andare nella notte che ti avvolge
    scrutando delle stelle il tremolare
    in alto l’Orsa e' un sogno che ti volge
    diritta verso il nord della Polare.
    E andare come spinto dal destino
    verso una guerra, verso l’avventura
    e tornare contro ogni vaticino
    contro gli Dei e contro la paura.

    E andare verso isole incantate,
    verso altri amori, verso forze arcane,
    compagni persi e navi naufragati;
    per mesi, anni, o soltanto settimane?
    La memoria confonde e da' l’oblio,
    chi era Nausicaa, e dove le sirene?
    Circe e Calypso perse nel brusio
    di voci che non so legare assieme.
    Mi sfuggono il timone, vela e remo,
    la frattura fra inizio ed il finire,
    l’urlo dell’accecato Poliremo
    ed il mio navigare per fuggire.

    E fuggendo si muore e la morte
    sento vicina quando tutto tace
    sul mare, e maledico la mia sorte
    non trovo pace
    forse perche' sono rimasto solo
    ma allora non tremava la mia mano
    e i remi mutai in ali al folle volo
    oltre l’umano.

    La vita del mare segna false rotte,
    ingannevole in mare ogni tracciato,
    solo leggende perse nella notte
    perenne di chi un giorno mi ha cantato
    donandomi pero' un’eterna vita
    racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,
    dandomi ancora la gioia infinita
    di entrare in porti sconosciuti prima.

    Francesco Guccini

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  8. Dante Alighieri Inferno, canto XXVI

    http://www.azulines.it/rete/danteframe.html
    click^

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  9. ITACA

    Quando ti metterai in viaggio per Itaca
    devi augurarti che la strada sia lunga
    fertile in avventure e in esperienze.

    I Lestrigoni e i Ciclopi
    o la furia di Nettuno non temere,
    non sarà questo il genere d'incontri
    se il pensiero resta alto e un sentimento
    fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

    I Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
    nè nell'irato Nettuno incapperai
    se non li porti dentro
    se l'anima non te li mette contro.

    Devi augurarti che la strada sia lunga.
    Che i mattini d'estate siano tanti
    ù quando nei porti -finalmente, e con che gioia-
    toccherai terra tu per la prima volta:
    negli empori fenici indugia e acquista
    madreperle coralli ebano e ambre
    tutta merce fina, anche profumi
    penetranti d'ogni sorta, più profumi
    inebrianti che puoi.
    Va in molte città egizie
    impara una quantità di cose dai dotti.

    Sempre devi avere in mente Itaca-
    raggiungerla sia il pensiero costante.
    Soprattutto, non affrettare il viaggio;
    fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
    metta piede sull'isola, tu, ricco
    dei tesori accumulati per strada
    senza aspettarti ricchezze da Itaca.

    Itaca ti ha dato il bel viaggio,
    senza di lei mai ti saresti messo
    in viaggio: cos'altro ti aspetti?

    E se la trovi povera, non per questo
    Itaca ti avrà deluso.
    Fatto ormai savio,
    con tutta la tua esperienza addosso
    già tu avrai capito ciò
    che Itaca vuole significare.

    K. Kavafis

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  10. Derek Walcott
    Odissea. Una versione teatrale

    Sono nata per vagare, senza riposo
    In vesti cerulee sfrangiate di bianco
    Che roteano sotto uccelli di mare
    a cui ho insegnato le grida,
    Napoli e natiche,
    con lunghe alghe per capelli,
    Viaggiatore che sul mio petto sollevo
    Oltre il sapere mortale, l
    a nostra vita un lungo sonno
    Finché ci si sveglia a Itaca
    sotto le lunghe lance del sole.

    (tr. it. a cura di Matteo Campagnoli)

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  12. Itaca: la Terra di Nessuno

    Stanco e solo, senza più un amico
    sei arrivato sulla tua Terra amata
    il tuo nome "Nessuno"...
    senza ricchezze e bagagli
    senza regali e senza onori...
    Ti ha trasformato il tempo e la Vita.
    Nessuno puo' riconoscerti,
    nemmeno chi era, in Attesa di Te...

    Sei tornato soltando per Amore e Nostalgia
    stanco, solo e pieno di ricordi
    dalle avventure di una vita in ricerca
    e tanti incontri con il bello e il male
    dopo una lunga lotta di sopravivere
    da onde arrabbiate e da tempeste feroci...
    dal canto di sirene sedutrici
    e da tante magiche notte di passione...

    Il tuo lungo viaggio al mondo
    ti ha riportato ancora qui
    da dove ti sei partito un giorno...
    Sei arrivato al tuo regno amato
    e nella Terra dei tuoi antenati,
    nell'Isola della nostalgia
    e dell'Attesa del tuo ritorno
    "Nessuno" e ignoto...
    nella Terra che ospita amici e nemici,
    la dolce Terra di Nessuno...

    Lunapiena

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Ευχαριστώ για την επίσκεψη.
Grazie per la tua Gentilezza.

Lunapiena