Τρίτη, 22 Ιανουαρίου 2008

W. Shakespeare, canta l'Amore

Chi mai crederebbe in futuro ai miei versi ................................. Chi mai crederebbe in futuro ai miei versi se fossero ricolmi dei tuoi eccelsi pregi? Eppure, lo sa il cielo, non sono che tomba che la tua vita celano, e solo metà dei tuoi tesori additano. Potessi io ritrarre la bellezza dei tuoi occhie in nuovi versi e numerare le tue grazie, l'età futura direbbe: "Sono menzogne di poeta, mai sì celesti tratti toccarono volti umani". E i miei scritti, ingialliti dal passare del tempo, sarebbero dileggiati come farneticare di rimbambito, e le meritate lodi come eccessi di fantasia, rime esagerate di vecchia cantilena. Ma se un tuo bimbo allora vivesse, tu due volte vivresti: in lui e nel mio canto. ........................... W. Shakespeare (1564- 1623)

20 σχόλια:

  1. Cuore e occhi miei sono ora in alleanza

    Cuore e occhi miei sono ora in alleanza
    e vicendevoli favori si prestano:
    quando i miei occhi anelano il tuo sguardo,
    e quando il cuore innamorato soffoca i suoi sospiri,
    Gli occhi allora si saziano del tuo ritratto,
    al cui pittorico banchetto pure il cuore invitano;
    altre volte è il mio cuore ad ospitare gli occhi,
    per farli parte dei suoi pensieri d'amore.

    E così, per il tuo ritratto e per il mio cuore,
    tu, lontano, sei sempre in me presente;
    tu non puoi allontanarti più dei miei pensieri,
    e io sono con loro e loro con te.
    E se essi dormono, sono gli occhi col tuo ritratto
    che il cuore risvegliano, con mutuo gaudio.

    W. Shakespeare
    (1564- 1623)

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  2. Cuore e occhi miei sono in mortale guerra

    Cuore e occhi miei sono
    in mortale guerra sul come dividere
    la conquista del tuo sembiante.
    Gli occhi vorrebbero negare
    al cuore la tua immagine,
    e il cuore contesta agli occhi una tale pretesa.

    Il mio cuore allega che tu riposi in lui,
    scrigno mai violato da importuni sguardi;
    gli avversari rifiutano l'asserto e dicono
    che il tuo bel volto è riposto in loro.

    A dirimere la questione una giuria
    è convocata di pensieri,
    che del cuore sono vassalli,
    e col loro verdetto determinano
    la spettanza degli occhi
    e del mio affettuoso cuore,
    Così: agli occhi la tua visibile sembianza,
    e al cuore, per diritto,
    il tuo intimo segreto amore.

    W. Shakespeare
    (1564-1623)

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  3. Lascia che te lo dica....

    Lascia che te lo dica: dobbiamo separarci,
    anche se in amore una sola casa siamo;
    così che le macchie che su di me rimangono,
    senza tuo coinvolgimento porterò da solo.

    Noi nostri affetti c'è un unico sentire,
    sebbene nelle nostre vite
    una contesa ci divida,
    la quale, pure non inficiando
    il nostro amore,
    all'amor nostro ruba dilettosi istanti.

    Non sempre in pubblico
    mi mostrerò tuo amico,
    per non investirti
    della mia deprecata colpa;
    né tu mi onorerai di pubblici riguardi,
    per non esporre la tua reputazione.

    Ma non lo fare:
    tanto io t'amo che,
    essendo tu me stesso,
    mio è il tuo buon nome.

    W. Shakespeare
    (1564- 1623)

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  4. No dalle stelle io traggo i miei pronostici

    Non dalle stelle io traggo i miei pronostici,
    eppure penso che d'astronomia m'intendo;
    ma non per dire la buona o la cattiva sorte,
    o preannunciare peste o siccità
    o il volger delle stagioni;

    Né a breve scadenza posso io predire
    a chiunque il tuono, la pioggia e il vento,
    e se ai principi arrida la fortuna,
    da frequenti presagi ch'io scopro in cielo.

    E' dai tuoi occhi ch'io traggo la mia scienza,
    stelle fisse in cui questa divinazione io leggo:
    che verità e bellezza insieme prospereranno
    se tu, da te stesso, trarrai progenie.

    Se no, di te questo devo pronosticare:
    che Verità e Bellezza
    fatalmente moriranno con te.


    W. Shakespeare
    (1564-1623)

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  5. Puoi anche trovare gli e-book delle Opere di William Shakespeare:

    http://www.liberliber.it/biblioteca/s/shakespeare/

    AMLETO
    Antonio e Cleopatra
    La bisbetica addomesticata
    Cimbelino
    La commedia degli equivoci
    Come vi piaccia
    Coriolano
    La dodicessima Notte
    I due gentiluomini di Verona
    I due nobili cugini
    Enrico IV
    Enrico V
    Le Gaie mogli di Windsor
    Giulio Cesare
    MACBETH
    Il Mercante di Venezia
    Misura per Misura
    OTELLO
    RE LEAR
    ROMEO e GIULIETTA
    Sogno di una Notte di Estate


    ed altre ancora...
    BUONA LETTURA
    Lunapiena

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  6. Chi è in favore delle proprie stelle

    Chi è in favore delle proprie stelle
    si vanti di pubblico onore e superbi titoli,
    mentre io, cui la sorte nega simili trionfi,
    godo insperatamente chi maggiormente apprezzo.
    I favoriti dei potenti schiudono i bei petali
    soltanto come calendule allo splendor del sole,
    è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio
    perché alla prima nuvola cade la loro aureola.
    L'eroico combattente, famoso per valore
    se dopo tante vittorie subisce una sconfitta,
    per sempre vien radiato dall'albo dell'onore
    e in più dimenticato ogni successo ardito:
    felice sono io che amo e son riamato
    dove l'amor non cambia né può esser ripudiato.

    W. Shakespeare
    (1564-1623)

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  7. Ti ho invocato così spesso Musa
    Sonetto 78

    Ti ho invocato così spesso Musa
    ottenendo tal favore alla mia poesia,
    che ogni altra penna ha seguito il mio costume
    e diffonde i suoi versi in tuo servigio.
    I tuoi occhi che erudiron il muto a spiegare il canto
    E alla crassa ignoranza a volar sublime,
    hanno aggiunto penne alle ali dei sapienti
    e conferito doppia maestà alla grazia.
    Però sii maggiormente fiero di quanto io compongo
    Perché tua è l'ispirazione e da te è nata:
    nei versi altrui tu non migliori che lo stile
    e l'arte loro è favorita dalle tue dolci grazie.
    Per me tu solo sei tutta la mia arte
    Ed elevi a sapienza la mia rude ignoranza.

    W. Shakespeare
    (1564 - 1623)

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  8. Un sonetto di William Shakespeare



    " Se proprio devi odiarmi

    fallo ora,

    ora che il mondo è intento

    a contrastare ciò che faccio,

    unisciti all'ostilità della fortuna,

    piegami

    non essere l'ultimo colpo

    che arriva all'improvviso

    Ah quando il mio cuore

    avrà superato questa tristezza.

    Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto

    non far seguire ad una notte ventosa

    un piovoso mattino

    non far indugiare un rigetto già deciso.

    Se vuoi lasciarmi

    non lasciarmi per ultimo

    quando altri dolori meschini

    avran fatto il loro danno

    ma vieni per primo

    così che io assaggi fin dall'inizio

    il peggio della forza del destino

    e le altri dolenti note

    che ora sembrano dolenti

    smetteranno di esserlo

    di fronte la tua perdita."

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  9. Sonetto 53

    Qual è la tua natura, di che mai sei fatto
    per essere scortato da tante ombre estranee?
    Ognuno riflette solo l'unica sua ombra
    e tu puoi, da solo, prestarti a tante ombre.
    Si descriva Adone ed il suo ritratto
    misera imitazione diventa di te stesso;
    si sommi al volto d'Elena ogni bellezza rara
    ed ancora appari tu dipinto in vesti greche:
    si parli di primavera e di copiose messi,
    la prima non è che l'ombra della tua bellezza,
    le altre sembran solo tuo generoso dono;
    e in ogni felice forma noi ti rivediamo.
    Ogni bellezza esterna ha di tuo qualcosa,
    ma per animo costante nessun con te s'accorda.

    W. Shakespeare

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  10. SONETTO 2

    Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
    e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
    l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
    sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.

    Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
    dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
    rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi
    per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.

    Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
    se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino
    pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni",

    dando prova che la sua bellezza da te fu data.
    Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
    mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene è freddo.

    W. Shakespeare

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  11. SONETTO 2

    Quando quaranta inverni assedieranno la tua fronte
    e profonde trincee solcheranno il campo della tua bellezza,
    l'orgoglioso manto della gioventù, ora ammirato,
    sarà a brandelli, tenuto in nessun conto.

    Allora, se richiesto dove la tua bellezza giace,
    dove il tesoro dei tuoi gagliardi giorni,
    rispondere ch'essi s'adagiano infossati nei tuoi occhi
    per te vergogna bruciante sarebbe e ridicolo vanto.

    Quanta più lode meriterebbe la tua bellezza,
    se tu potessi replicare: "Questo mio bel bambino
    pareggia il conto e fa perdonare il passare degli anni",

    dando prova che la sua bellezza da te fu data.
    Sarebbe questo un sentirsi giovane quando sei vecchio,
    mirare il tuo sangue caldo quand'esso nelle tue vene è freddo.

    W. Shakespeare

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  12. SONETTO 21

    Io non sono come quella Musa
    ispirata alla poesia da bellezze artefatte,
    che usa come ornamento il cielo stesso
    ed ogni beltà compara al suo splendore,

    raggruppando in solenni paragoni
    sole, luna, terra e del mar le ricche gemme,
    i primi fiori dell'Aprile e quanto di prezioso
    racchiude il firmamento in questa immensa volta.

    Onesto in amore, permettete ch'io scriva il vero
    e poi credetemi, il mio amore è bello quanto
    il figlio di ogni madre, anche se non brilla

    come quei lumi d'oro fissi nel firmamento:
    lasciate esagerare chi ama frasi di grande effetto;
    io non vanterò chi non intendo vendere.

    W. Shakespeare

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  13. SONETTO 23

    Come un pessimo attore in scena
    colto da paura dimentica il suo ruolo,
    oppur come una furia stracarica di rabbia
    strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

    anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
    per la giusta apoteosi del ritual d'amore,
    e nel colmo del mio amor mi par mancare
    schiacciato sotto il peso della sua potenza.

    Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
    e muti messaggeri della voce del mio cuore,
    a supplicare amore e attender ricompensa

    ben più di quella lingua che più e più parlò.
    Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
    è intelletto sottil d'amore intendere con gli occhi.

    W. Shakespeare

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  14. SONETTO 35

    Non ti angosciare più per quello che hai commesso
    le rose hanno spine e fango le argentee fonti;
    nuvole ed eclissi oscurano luna e sole
    e nel più bel germoglio s'asconde orrido verme.

    Ognuno di noi sbaglia ed anch'io m'inganno
    giustificando le tue offese con analogie
    umiliando me stesso per mitigar le tue mancanze,
    scusando le tue colpe più di quanto sia l'offesa:

    poiché porto attenuanti ai peccati dei tuoi sensi,
    la tua parte avversa diventa tuo avvocato -
    ed inizia contro me stesso un regolar processo:

    tale è la lotta interna fra il mio amore e l'odio,
    che fatalmente anch'io mi devo render complice
    di quel caro ladro che inclemente mi deruba.

    W. Shakespeare

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  15. SONETTO 39

    Come posso cantare equamente i tuoi meriti
    se tu sei tutto il meglio di me stesso?
    A cosa può servirmi la lode del mio io?
    E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?

    Anche per questo dobbiamo vivere divisi
    e lasciar che il nostro amore perda la sua unità,
    affinché con questa separazione io possa dare
    quanto a te dovuto e che tu solo meriti.

    O lontananza, quale tormento tu saresti,
    se l'amaro ozio non m'accordasse la dolce libertà
    di occupare il tempo in pensieri d'amore,

    che dolcemente inganna sia tempo che pensieri,
    e se non m'insegnassi come divider uno in due
    lodando la presenza di chi in realtà è lontano.


    W. Shakespeare

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  16. Sei tu a voler che la mia immagine
    (Sonetto 61)


    Sei tu a voler
    che la mia immagine tenga aperte
    le mie palpebre pesante nell'estenuante notte?
    Sei tu a desiderare
    che i miei sonni siano rotti
    da ombre a te sembianti che ingannano il mio sguardo?
    È forse il tuo spirito
    che stacchi dal tuo corpo
    e mando da lontano
    per spiare le mie azioni,
    per scoprire in me
    ore frivole e vergogne,
    bersaglio ed alimento
    della tua gelosia?
    No, il tuo amore pur forte,
    non è tanto grande:
    è il mio amore
    che ti tiene gli occhi aperti,
    il mio devoto amore
    frusta il mio riposo
    per esser sempre vigile
    al tuo fianco.
    Per te rimango sveglio,
    mentre tu vegli altrove,
    molto lontano da me,
    ad altri troppo vicino.

    W. Shakespeare

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  17. Se proprio devi odiarmi
    fallo ora,
    ora che il mondo è intento
    a contrastare ciò che faccio,
    unisciti all'ostilità della fortuna,
    piegami
    non essere l'ultimo colpo
    che arriva all'improvviso
    Ah quando il mio cuore
    avrà superato questa tristezza.

    Non essere la retroguardia
    di un dolore ormai vinto
    non far seguire ad una notte ventosa
    un piovoso mattino
    non far indugiare un rigetto già deciso.
    Se vuoi lasciarmi
    non lasciarmi per ultimo
    quando altri dolori meschini
    avran fatto il loro danno
    ma vieni per primo
    così che io assaggi fin dall'inizio
    il peggio della forza del destino
    e le altri dolenti note
    che ora sembrano dolenti
    smetteranno di esserlo
    di fronte alla tua perdita."


    William Shakespeare

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  18. Romeo e Giulietta

    Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?
    È l'oriente, e Giulietta è il sole.
    Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna,
    malata già e pallida di pena
    perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.
    Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.
    Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,
    e soltanto i pazzi lo indosano. Gettalo via.
    È la mia donna; oh, è il mio amore!
    se soltanto sapesse di esserlo.
    Parla, pure non dice nulla. Come accade?
    Parlano i suoi occhi; le risponderò.
    No, sono troppo audace; non parla a me;
    ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
    dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
    di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
    E se davvero i suoi occhi fossero in cielo,
    e le stelle nel suo viso?
    Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
    come fa di una torcia la luce del giorno;
    i suoi occhi in cielo fluirebbero
    per l'aereo spazio così luminosi
    che gli uccelli canterebbero,
    credendo finita la notte.
    Guarda come posa la guancia sulla mano!
    Oh, fossi un guanto su quella mano
    e potessi sfiorarle la guancia!

    William Shakespeare

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  19. Come inesperto attore sulla scena

    Come inesperto attore sulla scena
    che per paura dimentica la parte,
    o come un violento stracarico di rabbia
    cui l'impeto smodato
    indebolisce il cuore,
    Così anch'io, diffidando di me,
    dimentico il perfetto rituale dell'amore
    e, fin troppo innamorato,
    sembra ch'io venga meno
    sotto il peso del suo eccessivo ardore.

    Siano allora i miei libri
    a parlare per me,
    muti messaggeri
    del mio traboccante cuore,
    che implora amore
    e attende più alta ricompensa
    di quella lingua che più spesso
    e meglio parlò di te.
    Oh, sappi leggere quel
    che amore in silenzio ha scritto:
    è proprio di intelligente amore
    udire con gli occhi.

    W. Shakespeare

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  20. ΑΦΟΡΙΣΜΟΙ του ΟΥΙΛΛΙΑΜ ΣΑΙΞΠΗΡ

    " Να ζεί κανείς ή να μη ζεί? Ιδού η απορία!" (Αμλετ)

    "Κάτι σάπιο υπάρχει στο βασίλειο της Δ...." (Αμλετ)

    "Οράτιε, υπάρχουν πράγματα σ'αυτό το κόσμο, που δεν μπορούμε να διανοηθούμε" (Αμλετ)

    "Τι σημασία έχει ένα όνομα.
    Αυτό που εμείς ονομάζουμε τριαντάφυλλο, με οποιοδήποτε όνομα κι άν το αποκαλούσαμε, το ίδιο άρωμα θα έχει." (Ρωμαίος και Ιουλιέτα)

    "Πολύ κακό για το τίποτα"

    "Το βασίλειό μου για ένα άλογο"

    "Ο,τι λάμπει δεν είναι χρυσός"

    Αυτός που πεθαίνει,
    με το θανατό του ξεπληρώνει το χρέος του"

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Ευχαριστώ για την επίσκεψη.
Grazie per la tua Gentilezza.

Lunapiena