Κυριακή 18 Νοεμβρίου 2007

ΜΙΚΗΣ ΘΕΟΔΩΡΑΚΗΣ

MIKIS THEODORAKIS............ nasce il 29 luglio 1925 nell’isola di Chio da padre di origine cretese e da madre di origine greco-anatolica. Segue il padre, impiegato pubblico, nei trasferimenti in diversi centri delle isole egee, del Peloponneso e della terraferma.Nel 1943, in piena occupazione italotedesca, è ad Atene dove inizia gli studi musicali al conservatorio dell’Odeion,e prende contatto con la Resitenza, cui è già legato da quando risiedeva a Tripoli di Arcadia, e per la quale combatte, subendo arresti e torture. Partecipa poi alla guerra civile (1946/1949) nelle file dei “ribelli”. Conosce i campi di concentramento, compreso quello famigerato sull’isola di Macrònissos, e la deportazione a Icarìa. Contrae la tubercolosi. Nel 1950, messo in libertà, si diploma al Conservatorio dell’Odeion, e completa il servizio militare. Comincia a comporre e a farsi conoscere in patria come nuovo talento della musica greca. Nel 1953 un suo balletto sinfonico, “Carnaval”, viene rappresentato all’Opera di Roma. Si trasferisce quindi a Parigi con una borsa di studio. Compone pezzi sinfonici, musiche per balletto e per film.Fonda e dirige un’orchestra sinfonica classica. Contemporaneamente decide di misurarsi con la canzone popolare greca, la cui ricchezza musicale, accumulata attraverso una lunga e complessa tradizione, gli sembra straordinaria, ma menomata da una deludente povertà sul lato dei testi. Sceglie perciò un autentico poeta, Yannis Ritsos, suo compagno di prigionia a Macronissos, che già negli anni Trenta aveva sperimentato lingua, stili e metrica popolari e mette in musica- usando umili ritmi di ballo, otto parti di un suo poema del 1936, “Epitafios” (Venerdì Santo), dove una donna del popolo, una madre come la Madonna, piange il figlio ucciso durante una manifestazione di lavoratori. Da quel momento (1960), Theodorakis si colloca al centro del rinnovamento della vita musicale, artistica e culturale della Grecia del popolo, impegnata a sconfiggere la terribile povertà, e a sollevarsi a dignità democratica dopo la guerra civile, la sanguinosa repressione e l’arretratezza politica, sociale e culturale coltivata da una monarchia autoritaria e da una classe possidente gelosa dei suoi privilegi, nazionalista, tradizionalista e bigotta. I poeti convergono sulla musica popolare e, ricambiati, danno voce e dignità ai sentimenti e alla musica del popolo: si assiste a una vera febbre culturale e politica, che viene “curata” con il colpo di stato militare del 21 Aprile 1967. Dopo “Epitafios” e sino alla dittatura militare, Theodorakis compone: “Politìa Proti”, “Epifania”, “Lipotàchtes” (Disertori), “Enas ‘Omiros (Un ostaggio) per la rappresentazione dell’omonima opera teatrale dell’irlandese Brendan Behan, le opere teatrali “Omòrfi Poli” (Bella città), “Tragùdi tu necrù adelfù” (Canto del fratello morto), compone con altri musicisti la rivista “Maghikì Poli” (Città magica) e, da solo, un’altra opera teatrale, “I ghitonià ton anghèlon” (Il quartiere degli angeli), dove affiora il tema, destinato a fama universale, della danza di Zorbà; la seconda Città (Politìa Dèfteri), “Micrès Kiklàdhes” (Piccole Cicladi), l’oratorio “Axion Estì” (Dignum est), “Romiossìni” (Grecità), “Romancero Gitano”, sui versi di Federico Garcia Lorca, “Balàda tu Mautchàusen” (Ballata di Mauthausen), nella quale esordisce la sua massima interprete, Maria Farandùri, “Exi thalassinà fengària” (Sei lune marine), destinate a uscire lo stesso giorno del colpo di stato. Compone molto anche per il cinema, sia greco, sia francese, importanti le colonne sonore dei film “ Fedra” di J. Dassin, e di “Zorba il Greco” di Cacoyannis. Nutrita è anche la produzione sinfonica, per balletto e per le scene delle tragedie classiche. Egli stesso scrive molti testi, poiché, come il fratello Yànnis, è un poeta eccellente: ma i suoi autori sono anche i principali poeti neogreci, T. Livadhìtis, D. Christodhùlos, Odisseo Elitis e Yorgos Sefèris (che saranno insigniti del premio Nobel), Yànnis Ritsos, Nicos Gàtsos, Iàcovos Cambanéllis, K. Vàrnali, P. Cocchinòpulos.
(continua)

15 σχόλια:

  1. Ma è la straordinaria tradizione musicale popolare che fornisce gli strumenti, le voci e la materia prima che, rielaborata trasformata e rivissuta, viene immessa nel circolo della musica contemporanea, senza scivolamenti folkloristici che pure sono in agguato. Ma Theodorakis non solo usa la materia prima del popolo; ma produce anche materia prima per il popolo, cioè “crea” canti popolari, che il popolo sente subito, per quanto innovativi, come suoi da sempre. L’avvento della dittatura dei colonnelli nel 1967 trova dunque Theodorakis rivestito di un ruolo indiscusso nel rinnovamento culturale e politico. È presidente del movimento giovanile LAMBRAKIS e deputato dell’EDA, il nuovo partito della sinistra Greca (Il partito comunista è fuorilegge dagli anni della guerra civile). La sua notorietà di artista è enorme e ha già largamente varcato i confini.

    Si schiera, naturalmente, contro i colonnelli: dopo pochi mesi passati in clandestinità viene arrestato, condotto nel carcere Avèroff, poi detenuto nelle carceri di Korìdallos, mattatoi di molti suoi compagni di lotta, come Andreas Lentakis. La sua notorietà internazionale gli risparmia la vita: viene confinato, agli arresti domiciliari, prima a Vrachàti, dove ancora oggi Mikis ha una residenza, e poi nel villaggio di Zàtuna, sui monti dell’Arcadia. E’ sottoposto a stretta sorveglianza di polizia; intimidazioni ed umiliazioni coinvolgono la sua stessa famiglia, la moglie Mirtò, il piccolo figlio Yorgos e la figlia Margarita. La sua musica è proibita, ma clandestinamente circola: è la voce della Resistenza. Una campagna di pressione internazionale, che riesce a coinvolgere il Consiglio d’Europa, reclama la sua liberazione, che però arriva solo nel 1970, e dopo un altro periodo di carcere a Oropòs, e di ricoveri in ospedali per i continui scioperi della fame ad oltranza. Da quel momento, tutta la sua musica e la sua persona sono votate, in giro per tutti i paesi del mondo, alla libertà della Grecia. Alla caduta della Giunta militare, nel1974, la festa del popolo non esprime né ferocia né vendetta, ma è una festa di musica e canto, intorno a Theodorakis e ad una generazione nuova di autori e di cantanti cresciuta nell’opposizione alla dittatura.

    Anche nelle carceri Mikis riesce a comporre, protetto dai suoi compagni di prigionia: nascono “Mythistòrima” (Mitologia), “O ilio ke o chronos” (Il sole e il tempo), “Epifània Deftéri” (Epifania seconda), “Catàstasi poliorchìas” (Stato d’assedio). Nel confino di Vrachàti compone “Tragùdhia tu Andreas” (Canzoni per Andrea), “Nichta thanàtu” (Notte di morte), e nel confino di Zàtuna i dieci cicli di “Arkadhìa” (Arcadia) e altro e altro. I suoi poeti: Theodorakis, certo, ma anche: Seferis, Manos Elefterìu, Y. Fotinòs, A. Kalvos, A. Sikeliànos, T.Sinòpulos, Manos Anaghnostàkis, e altri, tra cui il senegalese Leopold Senghor. Nell’esilio nascono “Canto General” dall’incontro col poeta cileno Pablo Neruda, il ciclo “Stin Anatolì” (All’Est), “18 Lianotraghùdhia tis picrìs Patrìdha” (18 distici popolari per la patria triste), sui versi di Yannis Ritsos. Ed altre musiche per film, tra le quali “Z – L’orgia del potere” e “L’Amerikano” di Costa Gavras, e “Serpico” di Sidney Lumet.

    Dopo il ritorno, la sua presenza politica continua ad essere rilevante. Forte della limpidezza e dell’autorevolezza del suo passato, lavora per la conciliazione tra i Greci, come aveva già fatto dopo la guerra civile, quando aveva composto “Le canzoni per il fratello morto”. Non dimentica nulla, ed esorta a non dimenticare, ma sostiene la soluzione Karamanlìs, cioè un governo liberale di centro, perché non si riaprano le vecchie ferite del suo popolo: purchè la democrazia che si ricomincia a costruire sia autentica e non subisca l’ennesimo tradimento. Vuole l’integrazione europea; ma il suo sguardo è ampio, va a comprendere il mondo. Sa che musica e cultura sono materiali per la costruzione di ponti tra i popoli ed usa senza sosta queste armi per la pace. Crea canali e occasioni di scambio culturale tra il suo popolo e quello turco, per superare gli storici pregiudizi reciproci.
    (continua)

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  2. Decine di concerti in suo onore rilanciano la sua figura a tutto campo. C’è solo il rischio della sua riduzione a monumento nazionale. Ma è un rischio ancora remoto, perché Theodorakis continua a lavorare, nonostante gli anni e la salute malferma: compone e dà concerti in tutta l’Europa. Tanto è forte il suo credo nei ponti culturali, che quest’anno l’abbiamo visto importare in Grecia un’orchestra di artisti tedeschi che avevano magnificamente capito la sua musica greca. Ancora oggi, a 75 anni di età, Mikis è la più consapevole, profonda ed estesa voce della Grecia contemporanea. Esprime il meglio del suo Paese - un paese perennemente e spesso drammaticamente in bilico tra passato e presente, tra oriente e occidente, tra passioni intense e fatalismo, tra libertà e tirannia - e lo accorda, grazie alla musica e all’ostinato amore per tutti gli uomini e tutti i popoli, al meglio del mondo intero.

    Chi fu conquistato dalla musica di Theodorakis, e volle vedere quale musica si facesse nel suo paese, scoprì che la musica greca, quella buona, stava al centro di una raggiera che la collegava con ogni esperienza musicale passata e attuale, dall’occidente al medio oriente, da quella popolare, laica e religiosa, a quella bizantina e colta, e, soprattutto, con la poesia contemporanea neogreca e straniera: e con meraviglia scopriva come i poeti più insigni scrivessero testi i quali, musicati, sarebbero stati ascoltati (ma sarebbe meglio dire rivissuti) dai colti e dagli incolti in quello strano e per noi quasi inconcepibile circuito di diffusione costituito non dalla radio e dalla televisione, non dalle grandi case discografiche e dai mega concerti, ma da una fitta ragnatela di taverne fumose nei quartieri poveri. Taverne nelle quali, non a caso, cantare e suonare era stato proibito dal Dittatore.

    Scoprì allora che Mikis era nello stesso tempo eccezione e regola: eccezione per la singolarità del suo genio creativo, per l’esrema e raffinata consapevolezza della sua cultura musicale, per l’intensità e la coerenza delle sue lotte di uomo libero, per la sua “Grecità” non ripiegata su se stessa, ma capace di trasformarsi in voce dell’uomo e per l’uomo tout court senza tradirsi e senza farsi indistintamente cosmopolita: ma scoprì anche che il suo modo di essere uomo e artista faceva scuola e quindi regola, e che altri conducevano per altre strade la stessa ricerca, non per un esteriore meccanismo imitativo, ma perché molti intorno a lui capivano la sua vivente lezione di cosa potesse e dovesse essere un intellettuale che s’incarichi di tutte le responsabilità del dire e del fare di fronte al suo popolo ed a tutti i popoli del pianeta: perché, nel bene e nel male, ogni popolo è l’immagine del suo simile e del suo dissimile; e toccherebbe proprio alla cultura di mostrare questa semplice e basilare verità, ed alla politica di trarne le conseguenze costruendo i ponti e facendo vivere la pace, e i diritti e la voce di tutti e di ciascuno.

    In parte, questo modo d’intendere la musica dentro la vita dell’individuo e del popolo cerca di sopravvivere nella Grecia di oggi grazie a coloro che appresero la lezione di Theodorakis, nonostante e contro le devastazioni collettive e individuali del consumismo, dell’intossicazione mediatica, della corruzione politica, del pregiudizio nazionalistico troppo spesso eretto a schermo dell’insicurezza di sé e della minaccia, sentita come luogo comune e per questo esorcizzata con grotteschi e pericolosi ritorni di fiamma tradizionalistici, della perdita di identità nel contesto dell’Europa economica e della globalizzazione mondiale.

    E Theodorakis, a 75 anni, continua ancora oggi a militare guardando avanti, in questa nuova resistenza: resistenza globale, seppur senza gli spargimenti di sangue di un tempo, perché in gioco c’è l’intera anima della Grecia, che è un patrimonio di tutti noi e che rischia di dissolversi o nell’omologazione o nella cristallizzazione. E lo fa, da quell’ “Assikico Pulaki” (Uccellino coraggioso) che è sempre stato, senza padroni né padrini politici e perciò non di rado frainteso da coloro stessi che credono di credere alle sue stesse idee. Solamente alcune delle sue note più recenti, come quelle di “Poetica” (1997), hanno il colore smorzato dello struggimento e della pensosità, piuttosto che quelle dell’impeto, dell’ira o della festosità. Come se tornasse la vena delle Arcadie, tristemente composte nel villaggio alpestre di Zàtuna, dov’era il suo confino. Molti pensano a Theodorakis quasi come a una specialità greca, da godersi con il sole, il mare, il meltemi, il sirtaki, i buzuki, e alcuni cibi di un paese, la Grecia, noioso a scuola con il suo passato pesante, ma piacevole in vacanza, col suo presente leggero; altri lo ricordano per le belle canzoni di lotta politica e sociale; altri ancora hanno sentito dire che Theodorakis è molto serio, quando è sinfonico o bizantino, e quindi un pochino noioso, da ascoltare compunti se non se ne può fare a meno.

    Quasi niente di tutto ciò è vero: Mikis non si compone di tre, di sette o di più parti; la sua stessa molteplicità è la sua unità. Non poliedricità, né virtuosismo, ma coerenza con un ideale, nel quale non può esservi scissione fra l’uomo, il compositore, il poeta; tra l’intellettuale e il popolo; tra popolo e popolo, fossero anche, questi, il Greco e il Turco; tra passato presente ed avvenire. Gli stili e i linguaggi sono dell’uomo e l’uomo è diversità e unicità: e l’artista cerca ed esprime l’una per mezzo dell’altra. E’ dunque un umanista, Mikis Theodorakis: per questo egli sta nel passato e nel futuro.
    Per questo Theodorakis è la Grecia.

    Claudio Poncia

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  3. LE PAROLE DEL CIELO
    Dimmi le parole del cielo
    ed io ti darò il bacio dell’amore.
    Resta lì, nuda come il mare
    e lasciami guardare i tuoi occhi
    nei quali io sogno.
    Devo volar via come una colomba,
    partire in viaggio con il tuo ricordo,
    oltre le nuvole
    oltre gli oceani d’argento.

    Dimmi le parole del cuore
    e avrò ali per volare come in sogno.
    Resta lì, nuda come il mare
    e lasciami guardare i tuoi occhi
    nei quali io sogno.
    Devo volar via come una colomba,
    partire in viaggio con il tuo ricordo,
    oltre le nuvole,
    oltre gli oceani d’argento.

    (Canzone di M. Theodorakis)

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  4. ORA CHE TE NE VAI
    Mikis Theodorakis
    Ora che te ne vai prendi con te il bambino
    che vide la luce all’ombra di quel platano
    un giorno che squillavano trombe, lampeggiavano armi
    e i cavalli sudati si chinavano a lambire
    la verde superficie dell’acqua
    nella fossa con le umide froge.
    Gli ulivi con le rughe dei nostri padri
    le rocce con la sapienza dei nostri padri
    e il sangue, vivo sul suolo, del fratello
    erano gioia consistente, condizione sicura
    per anime che conoscevano la loro preghiera.
    Ora che te ne vai, ora che spunta il giorno
    del rendiconto, ora che più nessuno sa
    chi ucciderà né come finirà,
    prendi con te il bambino che vide la luce
    sotto le foglie di quel platano
    e insegnagli a interrogare gli alberi.
    Ho lasciato passare un fiume immenso tra le mie dita
    senza berne una goccia, e lo rimpiango.
    Ora sprofondo nella pietra.
    Un piccolo pino sulla terra rossa è la mia sola compagnia.
    Tutto quello che ho amato s’è perso con le case
    che l’estate passata erano nuove
    e il vento dell’autunno ha diroccate.

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  5. colori dell'Amore

    Tu devi venire qui dove veglia la Notte...
    La nostra casa e' questo spazio antico...
    e le mie dolce parole sono la bellezza
    di questo mondo.

    Una pioggia cade e mi trsforma in Notte
    il mio dolore e' questo tramonto del Sole...
    sempre piu' profondo...
    E' la canzone cio che lega i desideri e l'Anima.....

    Mikis Theodorakis

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  6. ΕΝΑ ΤΟ ΧΕΛΙΔΟΝΙ
    ΚΑΙ Η ΑΝΟΙΞΗ ΑΚΡΙΒΗ...
    ΓΙΑ ΝΑ ΓΥΡΙΣΕΙ Ο ΗΛΙΟΣ
    ΘΕΛΕΙ ΔΟΥΛΕΙΑ ΠΟΛΛΗ...

    ΘΕΛΕΙ ΝΕΚΡΟΥΣ ΣΑΡΑΝΤΑ
    ΝΑΝΑΙ ΣΤΟΥΣ ΤΡΟΧΟΥΣ...
    ΘΕΛΕΙ ΚΑΙ ΟΙ ΖΩΝΤΑΝΟΙ
    ΝΑ ΔΙΝΟΥΝ ΤΟ ΑΙΜΑ ΤΟΥΣ...
    ..................................................

    ΕΝΑ ΤΟ ΧΕΛΙΔΟΝΙ
    ΚΑΙ Η ΑΝΟΙΞΗ ΑΚΡΙΒΗ...
    ΓΙΑ ΝΑ ΓΥΡΙΣΕΙ Ο ΗΛΙΟΣ
    ΘΕΛΕΙ ΔΟΥΛΕΙΑ ΠΟΛΛΗ...

    ΜΙΚΗΣ ΘΕΟΔΩΡΑΚΗΣ

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  7. Unica e' la Rondine
    e Cara la Primavera...
    Per far Girare il Sole,
    Serve Lottare sempre...


    Quaranta Morti,
    nella Sua Ruota...
    non bastano mai...
    Serve pure il sangue
    e la vivacita' dei Vivi....
    ...................................

    Unica e' la Rondine
    e Cara la Primavera...
    Per far Girare il Sole,
    Serve Lottare sempre...

    Mikis Theodorakis
    (trad. Lunapiena)

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  8. TU LEGGI LA SACRA BIBBIA

    Tu leggi la Sacra Bibbia e le sue auree pagine,
    tu leggi le belle parole che parlano d’amore,
    tu leggi le opere di Platone
    e dei saggi che parlano di speranza,
    di gioia, pace e amore.

    Ma temo che siano tutte sciocchezze
    come nelle storie di gnomi e folletti
    vedrai, che quando avrai bisogno di qualcuno,
    nessuno t’ama quanto t’ami tu.

    Io provai ad essere un uomo onesto
    feci persino il tramviere;
    fui scartato alla leva, ma non per questo
    mancai di servire Sua Maestà.
    Neppure nei momenti più duri fui traditore,
    neanche quando gli inglesi distrussero il nostro paese.
    E quando partirono diventai repubblicano,
    ma ho capito che nessuno t’ama quanto t’ami tu.

    In verità noi piccoli borghesi e proletari
    siamo trattati come il caffè per l’insonnia,
    i padroni ci prendono per tanti asini in fila;
    e i duri ci prendono in giro quando cerchiamo
    di migliorare maniere e accento.
    Alla fine non abbiamo neanche il diritto alla parola
    e perciò siamo da compiangere.
    Ma nonostante tutto ciò noi sappiamo bene
    che nessuno t’ama quanto t’ami tu.

    UN OSTAGGIO
    Brendan Behan e M. Thoedorakis

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  9. DOV’E’ VOLATO IL MIO RAGAZZO
    POU PETAXE T’AGORI MOU



    Dov’è volato il mio ragazzo?
    Dov’è andato? Dove mi lascia?
    La gabbia è rimasta senza uccello,
    senz’acqua la fontana.

    Perché non sei rimasto
    nella tua casa bianca, amore,
    saresti stato il mio padrone,
    il mio passerotto,

    ti avrei offerto sul palmo
    chicco a chicco la mia vita,
    sarei vissuta alla tua ombra,
    mio albero gagliardo.

    Non ti sei fermato a prendere
    il tesoro di nessuna ragazza;
    sei sempre corso avanti, splendido cavaliere.

    La tua felicità era donare, la tua gloria
    Sollevare da terra oppressi e sofferenti.

    Dolcezza mia, hai regalato al mondo
    tutta la tua ricchezza
    Tutto hai donato, lasciando me senza calore.

    Figlio, non so se devo chinarmi,
    spezzarmi il cuore
    o rimanere eretta a dire la tua gloria.

    A volte sgrano come un rosario le tue grazie,
    altre volte lego insieme i singhiozzi in un lamento.




    Salonicco. Maggio 1936.
    Una madre in mezzo alla strada piange suo figlio ucciso. Intorno a lei il frastuono e le grida dei dimostranti,
    operai della manifattura di tabacco in sciopero.
    La madre continua il suo lamento.

    dall " Epitaffio"
    YANNIS RITSOS - MIKIS THEODORAKIS

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  10. LA STRADA DELLA LUNA







    Dividendo il mare in due, la luna sale
    e viaggia con il piccolo vento del Nord
    che si corica nei tuoi capelli.
    E quando ella discende
    verso la tua ultima freschezza
    ella si muove e penetra nei tuoi vasi di fiori
    fino a che le acque salgono
    perché tu possa languire su di me.

    Dividendo il mare in due, la luna sale
    e aspetta che tu riappaia in giardino, con le stelle.
    E quando tu fiorisci, gelsomino,
    e riempi il mio cuore di profumo,
    la luna scivola nella tua bocca
    affinchè tu la scaldi dei tuoi baci
    e tu mi stringa a te.

    (MIKIS THEODORAKIS
    - DIONISIS KARATZAS)

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  11. La persona di Theodorakis rispecchia la Grecia stessa in tutte le sue sfaccettature. Ne esprime e ne trasfigura l'essenza profonda, l'anima che è poi l'anima dell'Europa, l'essenza dell'Occidente. Perennemente in bilico tra passato e presente, tra identità e differenza, Mikis Theodorakis ha costruito senso e valori attraverso la poesia, attraverso la bellezza della sua opera.
    Nato il 29 luglio 1925 nell'isola greca di Chio da padre di origine cretese e da madre di origine greco-anatolica, da piccolo segue il padre, impiegato pubblico, nei trasferimenti in diversi centri delle isole egee, del Peloponneso e della Terraferma. Nel 1943, in piena occupazione italo-tedesca, è ad Atene dove inizia gli studi musicali al conservatorio dell'Odeion, e prende contatto con la Resistenza, cui è già legato da quando risiedeva a Tripoli di Arcadia, e per la quale combatte subendo arresti e torture. Partecipa poi alla guerra civile (1946/1949) nelle file dei "ribelli".

    Theodorakis conosce i campi di concentramento, compreso quello famigerato sull'isola di Macrònissos, e la deportazione a Icarìa. In questo periodo contrae la tubercolosi. Nel 1950, messo in libertà, si diploma al Conservatorio dell'Odeion, e completa il servizio militare. Comincia a comporre e a farsi conoscere in patria come nuovo talento della musica greca. Nel 1953 un suo balletto sinfonico, "Carnaval", viene rappresentato all'Opera di Roma.
    Grazie a una borsa di studio si trasferisce a Parigi. Qui compone pezzi sinfonici, musiche per balletto e per film, gira per Mosca e Londra, dove acquista una certa notorietà, tanto da permettersi di fondare un'orchestra sinfonica e, contemporaneamente, di misurarsi con la canzone popolare greca, la cui ricchezza musicale, accumulata attraverso una lunga e complessa tradizione, gli sembra straordinaria ma menomata da una deludente povertà sul lato dei testi. Sceglie perciò un autentico poeta, Yannis Ritsos, suo compagno di prigionia a Macronissos, che già negli anni '30 aveva sperimentato lingua, stili e metrica popolari e mette in musica - usando umili ritmi di ballo - otto parti di un suo poema del 1936, "Epitafios" ("Venerdì Santo"), dove una donna del popolo, una madre come la Madonna, piange il figlio ucciso durante una manifestazione di lavoratori.

    Da quel momento (1960) Mikis Theodorakis si colloca al centro del rinnovamento della vita musicale, artistica e culturale della Grecia, un paese poverissimo uscito indenne da varie peripezie fra cui la sanguinosa guerra civile. Purtroppo a causa del colpo di stato militare del 21 aprile 1967 la sete di serenità e bellezza del popolo greco dovranno aspettare ancora a lungo. Sono anni in cui il compositore produce moltissimo, anche per il cinema. Importanti le colonne sonore dei film "Fedra" di J. Dassin, e del suo capolavoro, quel "Zorba il Greco" (regia di Cacoyannis), la cui musica meravigliosa lo innalzerà a fama internazionale e imperitura.
    L'avvento della dittatura dei colonnelli nel 1967 trova Theodorakis rivestito di un ruolo indiscusso nel rinnovamento culturale e politico. È presidente del movimento giovanile Lambrakis e deputato dell'EDA, il nuovo partito della sinistra Greca (il partito comunista è fuorilegge dagli anni della guerra civile). L'artista si schiera contro i colonnelli: dopo pochi mesi passati in clandestinità viene arrestato, condotto nel carcere Avèroff, poi detenuto nelle carceri di Korìdallos, mattatoi di molti suoi compagni di lotta, come Andreas Lentakis.
    La sua notorietà internazionale gli risparmia la vita: viene confinato agli arresti domiciliari prima a Vrachàti, dove ancora oggi Mikis ha una residenza, e poi nel villaggio di Zàtuna, sui monti dell'Arcadia. E' sottoposto a stretta sorveglianza di polizia; intimidazioni ed umiliazioni coinvolgono la sua stessa famiglia, la moglie Mirtò, il piccolo figlio Yorgos e la figlia Margarita. La sua musica è proibita, ma clandestinamente circola: è la voce della Resistenza.
    Una campagna di pressione internazionale, che riesce a coinvolgere il Consiglio d'Europa, reclama la sua liberazione, che però arriva solo nel 1970, dopo un altro periodo di carcere a Oropòs e di ricoveri in ospedali per i continui scioperi della fame ad oltranza. Da quel momento tutta la sua musica e la sua persona sono votate, in giro per tutti i paesi del mondo, alla libertà della Grecia. Alla caduta della Giunta militare nel 1974 la festa del popolo non esprime né ferocia né vendetta, ma è una festa di musica e canto, intorno a Theodorakis e ad una generazione nuova di autori e di cantanti cresciuta nell'opposizione alla dittatura.

    Anche nelle carceri Mikis riesce a comporre, protetto dai suoi compagni di prigionia: nascono "Mitologia", "Il sole e il tempo", "Epifania seconda" e "Stato d'assedio". Nel confino di Vrachàti compone "Canzoni per Andrea", "Notte di morte" e, nel confino di Zàtuna, i dieci cicli di "Arcadia".
    Nell'esilio nascono "Canto General" dall'incontro col poeta cileno Pablo Neruda, il ciclo "All'Est", "18 distici popolari per la patria triste", sui versi di Yannis Ritsos, ed altre musiche per film, tra le quali "Z - L'orgia del potere" e "L'Amerikano" di Costa Gavras. Ma sua è la musica di un film molto conosciuto dalle platee occidentali: "Serpico" di Sidney Lumet (1973, con Al Pacino). Dopo il ritorno la sua presenza politica continua ad essere rilevante. Forte della limpidezza e dell'autorevolezza del suo passato lavora per la conciliazione tra i Greci, come aveva già fatto dopo la guerra civile, quando aveva composto "Le canzoni per il fratello morto". Ancora lunghe saranno, da questo punto di vista, le sue vicissitudini politiche, attirandosi gli strali di rito quando oserà appoggiare il centro-destra contro una sinistra che gli sembrerà ben orientata ad una svolta autoritaria (il riferimento è al governo Papandreu).

    Theodorakis ha sempre continuato a lavorare nonostante gli anni e la salute malferma: tuttora compone e tiene concerti in tutta Europa. Oggi Theodorakis è la più consapevole, profonda ed estesa voce della Grecia contemporanea. Malgrado l'età continua ancora a militare guardando avanti, perché in gioco c'è l'intera anima della Grecia, patrimonio di tutti e che rischia di dissolversi nell'omologazione o nella cristallizzazione.

    http://www.prato.linux.it/~lmasetti/canzonicontrolaguerra/

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  12. CANTICO DEI CANTICI

    Era bello e dolce il mio amore
    col suo vestito bianco della festa
    e un fiore rosso tra i capelli.
    Nessuno può sapere quanto fosse bella!
    Ragazze di Auschwitz,
    ragazze di Dachau,
    avete visto il mio amore?

    L’abbiamo vista in quel lungo viaggio
    ma senza il suo vestito bianco
    né il fiore rosso tra i capelli.

    Era bello e dolce il mio amore
    coi suoi capelli lunghi e neri
    cresciuti tra le mie carezze.
    Nessuno può sapere quanto fosse bella!
    Ragazze di Mauthausen,
    ragazze di Belsen,
    avete visto il mio amore?

    L’abbiamo vista in uno spiazzo nudo,
    un numero marchiato sulla mano
    e una stella gialla sopra il cuore.

    Era bello e dolce il mio amore
    coi suoi capelli lunghi e neri
    cresciuti tra le mie carezze.
    Nessuno può sapere quanto fosse bella!

    Ciclo di quattro canzoni composte da Theodorakis
    su versi del poeta I. Kampanelis,
    che deportato a Mauthausen dove rimase per ben quattro anni,
    si ispirò ad episodi e personaggi reali.

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  13. ΡΩΜΙΟΣΥΝΗ
    ΓΙΑΝΝΗΣ ΡΙΤΣΟΣ
    Ι

    Αυτά τα δέντρα δε βολεύονται
    με λιγότερο ουρανό,
    αυτές οι πέτρες δε βολεύονται
    κάτου απ’τα ξένα βήματα,

    αυτά τα πρόσωπα δε βολεύονται
    παρά μόνο στον ήλιο
    αυτές οι καρδιές δε βολεύονται
    παρά μόνο στο δίκιο.
    ....................

    Questi alberi non si adattano
    nella mancanza di cielo,
    queste pietre non si adattano
    sotto passi nemici
    questi volti si adattano
    solo al Sole
    queste anime si adattano
    solo alla giustizia.
    ..............................
    (trad. Lunapiena)

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  14. ROMIOSYNI


    These trees do not compromise with less sky,
    these stones do not compromise
    under the steps of foreigners,
    these faces do not compromise
    anywhere else but under the sun,
    these hearts do not compromise
    but in justice

    At the combat positions petrified
    they burn the cow-dung even at night
    staring at the rough sea where
    the broken mast of the moon has sunk.

    They are sort of bread,
    they are sort of bullets,
    now they are only putting their hearts
    in the cannons.

    All these years besieged from land and sea,
    they starve, they all get killed
    but no one is dead,
    at the combat positions their eyes shine,
    a big flag, a great deep-read fire
    and every dawn thousand of pigeons
    fly away from their hands
    towards the four doors of the horizon.

    Ritsos Ghiannis-Mikis Theodorakis

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  15. “Piccolo popolo,
    che combatte senza spade né pallottole
    per il pane di tutto il mondo,
    la luce e il canto:
    sotto la lingua trattiene i lamenti
    e gli evviva
    e come si mette a cantarli,
    si fendono le pietre”

    di Yannis Ritsos
    Musica di Mikis Theodorakis

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Ευχαριστώ για την επίσκεψη.
Grazie per la tua Gentilezza.

Lunapiena