Τρίτη 8 Ιανουαρίου 2008

Το Πρώτο Χιόνι - La Prima Neve

Il Tempo della Neve ............... Silenzio e calma intorno, e la terra vestita di bianco... come sposa felice sorride, in attesa di un raggio del Sole, un fiocco di neve
ha finito il suo ballo col vento,
si riposa sul petalo di un fiore
.......
Il mandorlo che aveva visto
le mie lacrime in un addio lontano
e' ancora una volta fiorito,
e' cosi che l'Amore sopravive al gelo,
i suoi rami sembrano braccia aperte,
per accogliere i piccoli passeri,
vagabondi in cerca di un nido.
.......
Il battito del mio cuore,
un canto di nostalgia e grazia,
ogni fiocco di neve trasporta una nota,
lasciata dal destino al vento,
lascia il suo umido bacio,
sul petalo cadente di quel fiore,
che muore per l'assenza del Sole.
.......
Torna sempre il tempo della neve,
sulla madre Terra che piange,
la lunga mancanza di Persefone,
il suo bianco combate il grigio,
delle tempeste di un vento feroce,
sopravive il sorriso del mandorlo
fiore di speranza per il nostro cuore. .........
Lunapiena

Σάββατο 5 Ιανουαρίου 2008

ΟΔΥΣΣΕΑΣ ΕΛΥΤΗΣ

ΟΔΥΣΣΕΑ ΕΛΥΤΗ "ΠΟΡΕΙΑ ΠΡΟΣ ΤΟ ΜΕΤΩΠΟ... "Odysseus Elytis (Nobel Prize for Literature 1978)....
Ξημερώνοντας του Αγιαννιού, με την αύριο των Φώτων, λάβαμε τη διαταγή να κινήσουμε πάλι μπροστά, για τα μέρη όπου δεν έχει καθημερινές και σκόλες. Επρεπε,λέει,να πιάσουμε τις γραμμές που κρατούσανε ως τότε οι Αρτινοί, από Χειμάρρα ως Τεπελένι. Νύχτα πάνω στη νύχτα βαδίζαμε ασταμάτητα, ένας πίσω από τον άλλο, ίδια τυφλοί. Και τις λίγες φορές όπου κάναμε στάση να ξεκουραστούμε, μήτε που αλλάζαμε κουβέντα, μονάχα σοβαροί και αμίλητοι, φέγγοντας μ' ένα μικρό δαδί, μία μία εμοιραζόμασταν τη σταφίδα. Ή φορές πάλι, αν ήταν βολετό, λύναμε βιαστικά τα ρούχα και ξυνόμασταν με λύσσα ώρες πολλές, όσο να τρέξουν αίματα. Τι μας είχε ανέβει η ψείρα ως το λαιμό, κι αυτό ήταν πιο κι απ' την κούραση ανυπόφερτο. Κι ότι ήμασταν σιμά πολύ στα μέρη όπου δεν έχει καθημερινές και σκόλες, μήτε αρρώστους και γερούς, μήτε φτωχούς και πλούσιους, το καταλαβαίναμε. Γιατί κι ο βρόντος πέρα, κάτι σαν καταιγίδα πίσω απ' τα βουνά, δυνάμωνε ολοένα, τόσο που καθαρά στο τέλος να διαβάζουμε το αργό και το βαρύ των κανονιών, το ξερό και το γρήγορο των πολυβόλων. Οπου απιθώνανε χάμου τα φορεία οι νοσοκόμοι, μεε τον κόκκινο σταυρό στο περιβραχιόνιο, φτύνοντας μέσα στις παλάμες, και το μάτι τους άγριο για τσιγάρο. Κι όπου κατόπι σαν ακούγανε για πού τραβούσαμε, κουνούσαν το κεφάλι, αρχινώντας ιστορίες για σημεία και τέρατα. Όμως εμείς το μόνο που προσέχαμε ήταν εκείνες οι φωνές μέσα στα σκοτεινά, που ανέβαιναν, καυτές ακόμη από την πίσσα του βυθού ή το θειάφι. Ήταν φορές που εσέρνανε μαζί τους κι αιχμαλώτους, μόλις πιασμένους λίγες ώρες πριν, στα ξαφνικά γιουρούσια που κάναν τα περίπολα. Βρωμούσανε κρασί τα χνώτα τους, κι οι τσέπες τους γιομάτες κονσέρβα ή σοκολάτες. Όμως εμείς δεν είχαμε, ότι κομμένα τα γιοφύρια πίσω μας, και τα λίγα μουλάρια μας κι εκείνα ανήμπορα μέσα στο χιόνι και στη γλιστράδα της λασπουριάς. Τέλος, κάποια φορά, φανήκανε μακριά οι καπνοί που ανέβαιναν μεριές - μεριές και οι πρώτες στον ορίζοντα κόκκινες, λαμπερές φωτοβολίδες.
Theodorakis, Mikis. "Ena To Helidoni."
('Only One Swallow'), on a poem by O. Elytis.
Sung by Gregoris Bithikotsis
Ena to Helidoni.... Ένα το χελιδόνι
Στίχοι: Οδυσσέας Ελύτης Μουσική: Μίκης Θεοδωράκης Πρώτη εκτέλεση: Γρηγόρης Μπιθικώτσης Ενα το χελιδόνι κι η άνοιξη ακριβή για να γυρίσει ο ήλιος θέλει δουλειά πολλή Θέλει νεκροί χιλιάδες να 'ναι στους τροχούς Θέλει κι οι ζωντανοί να δίνουν το αίμα τους. Θε μου Πρωτομάστορα μ' έχτισες μέσα στα βουνά Θε μου Πρωτομάστορα μ' έκλεισες μες στη θάλασσα! Πάρθηκεν από μάγους το σώμα του Μαγιού Το 'χουνε θάψει σ' ένα μνήμα του πέλαγου σ' ένα βαθύ πηγάδι το 'χουνε κλειστό μύρισε το σκοτάδι κι όλη η άβυσσος.
Θε μου Πρωτομάστορα μέσα στίς πασχαλιές και Συ
Θε μου Πρωτομάστορα μύρισες την Ανάσταση.

Παρασκευή 4 Ιανουαρίου 2008

ΑΝΕΜΟΣ-VENTO

Come il vento sospirante ............................... Come il vento sospirante la notte così verso te,
il mio desiderio imperversa ed ogni sostalgia si è svegliata o tu, che mi hai fatto ammalare, che cosa sai di me! Piano spengo la mia tardiva luce, per vegliare su ore febbrili, e la notte ha la tua immagine, ed il vento, che parla d'amore, ha il tuo indimenticabile riso. H.Hesse

Πέμπτη 3 Ιανουαρίου 2008

ΚΑΛΗ ΧΡΟΝΙΑ~ BUON ANNO!

IL CORAGGIO DI AUGURARE
"BUON ANNO!"........
di Fausto Marinetti* ....................... Caro Amico, vorrei telefonarti per farti gli auguri di "Buon anno!", ma qualcosami trattiene: che cosa vale la pena augurare in questo mondo sazio e annoiato? A volte mi sembra di vivere come un automa o per forza d'inerzia grazie ad una spinta iniziale.Ieri sera, il colpo di grazia. Il programma TV 7 riproponeva la scena dei candidati a morte sicura: Etiopia, qualche milione di "uccisi" dalla carestia che noi, popoli ingordi, nuovi Epuloni, non vogliamo debellare. Avresti il coraggio di augurare "Buon anno!" a quei bambini scheletriti, nati per conoscere della vita solo il gusto della morte? Un "dejà vu", certo. E io credevo di essermi assuefatto a queste "cose". Ce le hanno propinate tante di quelle volte, che non ci impressionano più. Anche la coscienza si è rassegnata all'inevitabile. Con mille scuse: catastrofi naturali, cosa posso farci io, singolo individuo? ONU, Croce Rossa, Ong, organismi internazionali: tocca a loro affrontare le emergenze planetarie.È la prima volta nella storia che, se lo volessimo, saremmo in grado di sfamare tutti quanti. I magazzini scoppiano, le eccedenze (per chi?) alimentari vengono distrutte, non si sa più cosa inventare per indurre al consumismo, i mercati hanno bisogno solo di acquirenti, di potere di acquisto. Sull'altro canale i miracoli della medicina americana: la correzione chirurgica della scatola cranica di un neonato, una bambina down a scuola dal delfino Sam, trapianti, cellule staminali, meraviglie del progresso scientifico. Che contrasto con la morte ingiusta e prematura per un pugno di farina! Non è assurdo, paradossale finire i propri giorni prima di iniziarli…? Che morte indegna, ignobile! E, per di più, si tratta di bambini innocenti, gli occhi infinitamente tristi, la pancia gonfia, stesi per terra, mangiati dall'inedia. Morire (o essere uccisi?) così sotto gli occhi di popoli che stentano a digerire i vari cenoni di Natale, di capodanno, della Befana… Crepare di stenti davanti agli occhi dei cristiani gozzovigliatori non è troppo? La storia si ripete: anche i romani, che avevano per "dio" il ventre, dopo un'abbuffata vomitavano per il gusto di ricominciare da capo. Ma non pretendevano di essere considerati religiosi, oggi diremmo, gente perbene, cristiani di lusso, devoti di padre Pio, seguaci di qualche movimento molto impegnato.Quanti ricordi hanno scatenato in me quelle esili figure di bambini nati per morire, che hanno attraversato la mia esistenza! Neppure la forza di reggersi in piedi. Ridotti a figure senza sostanza, involucri senza contenuto. È una debolezza personale non riuscire a rassegnarsi? Come non chiedersi: mi è lecito appartenere ad un'umanità che riduce i bambini così? Cosa è peggio: ucciderli a sangue freddo come facevano le SS o lasciarli morire per conto loro come mosche? La vigliaccheria dell'omissione. Se li uccidessimo con le nostre mani, chissà, prima o poi, ci renderemmo conto di essere dei criminali; invece l'ucciderli per omissione ci dà l'illusione di essere innocenti del "sangue dei giusti".Quante belle argomentazioni cattoliche ci hanno aiutato a mettere la coscienza in pace, ci autorizzano a goderci i nostri bei pranzi natalizi in santa indifferenza!-
"La colpa è dei poveri… dovrebbero smetterla una buona volta di mettere al mondo i figli per farli morire di fame…".
- "Non hanno soldi per comprare viveri, ma per l'acquisto di armi non badano a spese".
- E poi, l'ultima trovata: fior di missionari giornalisti sostengono che questi popoli miserabili hanno anche la colpa di non essersi fatti cristiani, perché la civiltà cristiana è portatrice di sviluppo e progresso economico…
Ma per chi, a quale prezzo, di grazia? Sul conto di chi mettiamo il collasso ecologico, l'effetto serra, le nuove povertà, i disperati, gli alienati, le coscienze al colesterolo?Né gli indios, né i poveri del sud del mondo sono mai riusciti ad inventare le nuove forme di morte indotta che vanno di moda: per noia, per indigestione, per anoressia.
I bambini denutriti e disidratati, che non si reggono in piedi, sono più violenti di un uragano. Sono loro che rilanciano la sfida: se a noi non è consentito di vivere, almeno!, come fate ad essere uomini vivi voi, che ce lo impedite? Quale dio può giustificarvi, avallare la vostra condotta economica, il vostro tenore di vita? Musulmani, buddisti, cristiani, ecc. siete tutti uguali su questo punto? Oppure siete già morti anche voi, morti d'indigestione, l'anima soffocata dal colesterolo? Quanti giovani occidentali godono di ottima salute fisica, ma sono esausti dentro?Dell'anoressia dell'anima io ho paura. E voi, leader religiosi, voi che vi fate chiamare "padri", cosa provate davanti a quegli angeli di cera? In natura non si è mai visto i genitori che se la passano bene di fronte ai figli alla fame.
Forse aveva ragione Simone Weil a sostenere che non poteva farsi battezzare per via dell'incoerenza dei cristiani. Si è lasciata morire d'inedia perché la coscienza non le permetteva di ingerire più calorie di quelle consentite dalla razione giornaliera dei suoi connazionali. Sapranno risponderci i teologi, gli infallibili, le congregazioni onniscienti della dottrina e della fede, che tanto si preoccupano della salute dell'anima?
* scrittore, ex-missionario in Brasile
dal web

ΗΜΕΡΟΛΟΓΙΟ

CENNI STORICI SUL CALENDARIO CIVILE L'anno solare o tropico o tropicale è il periodo di tempo compreso fra due passaggi successivi del Sole all'equinozio di primavera (misura dunque il periodo di tempo intercorrente tra l'inizio della primavera e l'inizio della primavera successiva), e ha una durata di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi. Vediamo allora come è stato risolto, nel corso del tempo, il problema dello "scollamento" fra anno solare e anno civile, dovuto al fatto che il secondo (di 365 o 366 giorni) non può essere uguale esattamente all'anno solare, che misura, per l'appunto, 365 g, 5 h, 48 m, 45 s . Se l'anno civile non marciasse di pari passo con l'anno solare, si avrebbe uno spostamento delle stagioni nell'arco dell'anno, per cui, ad esempio, l'equinozio di primavera finirebbe per scivolare, col tempo, dal 21 marzo ad aprile, poi in maggio, in giugno, ecc. Tra i calendari antichi merita di essere ricordato quello egiziano, in quanto rassomiglia al nostro attuale. La durata dell'anno era infatti di 365 giorni, divisi in 12 mesi di 30 giorni più 5 giorni complementari.

2008 EYXEΣ

L'Anno che Verrà
.....Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po' e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. Da quando sei partito c'è una grossa novità, l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra, e si sta senza parlare per intere settimane, e... a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il Nuovo Anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età, e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e... i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico e come sono contento di essere qui in questo momento, vedi, vedi, vedi, vedi, vedi caro amico cosa si deve inventare per poterci ridere sopra, per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa... la novità.
Lucio Dalla

Τετάρτη 19 Δεκεμβρίου 2007

L'albero di Natale......... Dalla cima dell'albero lassu brilla il Natale.
Musica, suona con fervore,
che noi cominciamo a danzare. Dammi la mano, attento,
l'arancia non si puo toccare.
Prima dobbiamo vedere
e poi mangiare.
Ecco bambini, cosi va bene,
questa e la danza che si conviene.
Ora vogliamo dare
alla piccola Sine il suo regalo?
Sciogli da te lo spago
e la bambola appare.
Chiude anche gli occhi, se la culli bene.
Peter si e innamorato di quel ramo
dove pende il tamburo.
Ogni volta che passa il vicino
va un po' piu piano.
Diamogli il suo tamburo,
a Jens la tromba diamo.
Ma nessuno si metta a suonare
finche non ho finito di cantare.
Ed ora sono stanco,la tavola ci attira.
Ora tocca alla mamma
che aspetta la in cucina.
Per lei c'e un portafoglio
molto bello e molto raro.
Il Natale dura a lungo
e ci vuoi molto denaro.
Canto popolare danese